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Lo Stradone di Francesco Pecoraro. Recensione

Lo Stradone è il titolo di un romanzo scritto da Francesco Pecoraro e vincitore nel 2019 del Premio Selezione Campiello Giuria ed edito da Ponte delle Grazie.

Lo stradone è il luogo dove vive il protagonista del romanzo, un quartiere incompiuto situato nella periferia di Roma, a ridosso delle mura della città.

Lui è un settantenne pensionato che, considerandosi ormai troppo in là con gli anni per pensare al futuro, traccia una lucida analisi del presente che lo circonda.
Il presente che tutti i giorni il protagonista (nel romanzo non viene specificato il nome) vive non è un “posto facile”, è praticamente incomprensibile per lui e per tutti coloro che hanno vissuto il Novecento dal dopoguerra. Nel marasma di soggetti che sfilano sul palcoscenico della periferia della “Città di Dio” (Roma), tra giovani e immigrati, pensionati e senza tetto c’è lui, critico dell’arte, ex impiegato al Ministero, single, comunista.
Ci sono i sessantenni coi capelli tinti e tatuaggi e sessantenni con il cagnolino che ammazzano il tempo al bar Porcacci, negozi che aprono e chiudono in continuazione, giovani che fuggono e bottiglie di birra sparse ovunque.

I luoghi dello Stradone sono simboli del nostro tempo, che lo scrittore ritrae con perfetta precisione, e leggendo il romanzo ci si sente parte di quel mondo in cui è difficile, se non impossibile, riuscire a trovare una chiave di lettura soddisfacente.

Edward Hopper ufficio in una piccola città

Alcuni temi del romanzo

I temi ricorrenti nel romanzo sono: il comunismo, il rapporto uomo-donna, il porno, la vecchiaia. Infatti il protagonista del libro si professa comunista, nonostante il suo passaggio al Partito Socialista negli anni ’80. Nel libro c’è un’ampia parte dedicata alle trasformazioni sociali dello Stradone a partire dagli stabilimenti di produzione dei mattoni coi forni Hoffman. Lì negli anni ’20 del 900 gli operai dei forni hanno compreso la loro situazione di classe, e lì è avvenuta la leggendaria visita di Lenin, l’influenza del Partito nel dopoguerra e il presente, in cui tutto e tutti galleggiano in quello che lui stesso definisce “Ristagno” di idee e di sogni.

Il protagonista de “Lo Stradone” non ha una donna. Quando sembra aver trovato Carla, quella giusta, paga lo scotto di Tangentopoli e di un suo avanzamento di carriera che lo estromette dalla sua vita.
Solo, con una buona pensione e senza alcun interesse capace di dare un senso alle sue giornate il protagonista trascorre la vecchiaia a girovagare per Lo Stradone. Sfoga la sua solitudine in bizzarre occupazioni: si interessa di teschi animali e umani (di cui ne studia le caratteristiche e le evoluzioni), delle blatte che infestano il suo appartamento, e del porno (in cui analizza le espressioni degli attori e il grado di finzione).

Perché leggere “Lo Stradone”

La voce che racconta lo Stradone è ironica, tagliente, di chi non ha più nulla da dimostrare a una società che si è evoluta illudendosi di essere migliore, di aver preso la strada giusta. E lì, tra bottiglie di birra vuote, negozietti e appartamenti, si svolge quello che è il presente, asettico, grottesco, .

Scrivere un romanzo dal punto di vista di un pensionato che racconta i mutamenti sociali partendo dal suo quartiere non è da tutti. Un bel romanzo che consiglio di leggere, per perdersi in un documentario dettagliato della società di oggi.